ASSOCIAZIONE FESTIVAL ITALIANI DI CINEMA

Intervista a Claudia Chiavaro | Molise Cinema

A colloquio con...

Claudia Chiavaro

tirocinante presso la 14a edizione del Molise Cinema

1. Ciao Claudia! Com’è cominciata la tua collaborazione con il Molise Cinema? Lavorare in un festival di cinema era già un tuo desiderio o ti sei ritrovata per caso in questo ambito?

Ciao Francesco! È iniziato tutto cinque anni fa, quando mi sono messa in contatto con il direttore artistico di Molise Cinema, Federico Pommier, chiedendo di far parte dell’organico del festival, perché mi ero appena laureata in Discipline dello Spettacolo alla Sapienza e volevo avere un’esperienza nel settore.

2. Di cosa ti occupi al Molise Cinema e qual è la parte più impegnativa del tuo lavoro?

La parte più impegnativa, ma sicuramente anche la più affascinante, è proprio quella della selezione dei film. Si tratta di passare in rassegna decine e decine di corti e mediometraggi e di fare una prima scrematura, fino ad arrivare alla selezione finale. È un lavoro di gruppo che ciascuno di noi svolge individualmente per poi confrontarci sui risultati finali; un lavoro fatto seguendo una serie di criteri, il primo dei quali per me è il piacere trasmesso da quello che vedo, l’efficacia di un film.

Unitamente a questo lavoro di visione, vi sono poi incombenze di carattere più pratico, come la stesura dei testi e delle schede dei film e la scelta delle immagini per il catalogo, o tenere i contatti, tramite mail, con i registi che da tutto il mondo inviano i loro lavori, nonché la programmazione strategica degli spazi e dei tempi del festival. Dopo questo lavoro iniziale, si passa al lavoro sul campo, che prevede di presidiare i vari luoghi del festival e gestire le riunioni con le giurie chiamate a deliberare sui film vincitori.

3. Raccontaci gli aspetti che più ti appassionano di un festival in generale e del Molise Cinema in particolare.

Il bello di lavorare in un festival, oltre a essere circondati di cinema, è sicuramente l’atmosfera, e nel caso di Molise Cinema questa è data anche dalla location del festival, cioè un piccolo e pittoresco paese del Molise (Casacalenda), che in quei giorni si anima notevolmente. Non ho avuto esperienza in festival maggiori, come quelli di Venezia o Cannes, ma ci sono stata ed è ovvio che abbiano ritmi molto più serrati, specie perché oltre al festival in sé ospitano anche e soprattutto i mercati.

4. La difficoltà più grande di fronte alla quale ti sei trovata durante la scorsa edizione

La parte più ardua è sempre la gestione dei tempi, perché la programmazione di un festival è molto fitta e prevede tanti eventi, non solo la proiezione dei film, ma anche presentazioni di libri, focus dedicati ai registi e professionisti del settore, perciò la difficoltà maggiore è cercare di avere tutto sotto controllo.

5. In passato hai lavorato anche per il Capalbio Film Festival. Cosa ti ha regalato quest’esperienza?

La collaborazione con il Capalbio Film Festival è nata proprio tramite Molise Cinema, che ha stipulato una sorta di “gemellaggio” quell’anno (era il 2012) con questo festival focalizzato esclusivamente sui cortometraggi. Lì sono subentrata in una fase successiva, quindi non mi sono occupata della selezione, ma perlopiù della redazione del catalogo, insieme alle altre colleghe, e della gestione dell’ufficio accrediti e dell’ospitalità.

6. Entrambi i festival condividono una particolare attenzione ai cortometraggi. Dovendo scegliere tra lungometraggi, documentari e cortometraggi, quale linguaggio cinematografico preferiresti e perché?

Più o meno lungo che sia, guardare un film è sempre un piacere, per cui chiaramente il metraggio passa in secondo piano laddove il film sia ben fatto. Altra cosa è il documentario, che differisce dal cosiddetto film di fiction da un punto di vista narrativo ed espressivo, ma è pur sempre un prodotto audiovisivo il cui metraggio può variare arbitrariamente, proprio come per i film di finzione, ed essere quindi lungo, corto o di media lunghezza (è una tipologia di film che mi piace molto).

Tornando alla lunghezza dei film, la scelta di festival più “piccoli” di privilegiare il corto è dettata da esigenze di natura pratica, quindi anche economica  (perché sottotitolare un corto ad esempio costa meno), ma non solo, perché è anche un modo per far conoscere a un pubblico non necessariamente “alfabetizzato” o di addetti ai lavori – il pubblico dei festival può essere molto vario infatti – un cinema che difficilmente trova distribuzione nei grandi circuiti. Un compito che assolvono i festival, in particolare quelli piccoli, a mio avviso è proprio quello di mostrare quanto vasto e vario sia il panorama dell’audiovisivo, a prescindere dalle logiche di mercato che lo presiedono.

7. Hai davanti a te un ragazzo del progetto #stageinrete che desidera vivere l’esperienza di un festival dall’interno. Quale suggerimento gli daresti?

Il consiglio che mi sentirei di dare è cercare di essere il più informati possibile su tutto quello che avviene nel mondo dei cinema, e nel caso dei festival cercare di capire anche come funziona il mercato.

intervista a cura di Francesco Bonerba


Claudia Chiavaro | Claudia Chiavaro nasce a Campobasso il 12/10/1988. Consegue la laurea in Forme e Tecniche dello Spettacolo alla Sapienza di Roma. Inizia a collaborare stabilmente con Molise Cinema nel 2012. Nel frattempo lavora in Endemol nella produzione di programmi televisivi. Nel 2016 lavora per Notorious Pictures, casa di distribuzione cinematografica con sede a Milano.

 

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