ASSOCIAZIONE FESTIVAL ITALIANI DI CINEMA

Tre domande agli stagisti delle Giornate degli Autori 2017

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Gli stagisti della 14a edizione delle giornate degli autori con il direttore Giorgio Gosetti e parte dello staff

Tre domande a

Zoe Ambra Innocenti, Deborah Zennaro, Alba Maria Falcone, Giada Minervini, Tatiana Cavallari

Stagiste alla XIV edizione delle Giornate degli Autori

Abbiamo rivolto agli stagisti che hanno partecipato alla scorsa edizione delle Giornate degli Autori tre domande:

  1. Ne è valsa la pena? Perché?
  2. Qual è il ricordo più bello che conserverete?
  3. Un aggettivo con cui definireste quest’esperienza.

Ecco le risposte di alcuni di loro!

Zoe

  1. Sì, ne è valsa la pena perché quest’esperienza mi ha aiutato a capire come funziona veramente il lavoro dietro un festival, oltrepassando la teoria degli studi universitari e compiendo finalmente qualcosa di pratico, sul campo.
  2. I ricordi belli in realtà sono tanti, ma se proprio devo sceglierne uno direi il primo giorno in cui siamo arrivati alla villa: la vista del mare, persone sconosciute ma da subito disponibili, l’emozione di qualcosa di nuovo che sta per cominciare.
  3. Formativa.

Deborah

  1. A mio parere è stata un’esperienza, per quanto faticosa, assolutamente necessaria per chi, come noi studenti del CITEM, vuole lavorare nel mondo dell’organizzazione di eventi o comunque nel mondo dello spettacolo. Ottimo primo approccio alla realtà lavorativa che ci aspetta nell’immediato futuro post-laurea.  Mi ha dato la possibilità di imparare tanto sia a livello lavorativo che umano, confrontandomi di giorno in giorno con caratteri, personalità e necessità diverse.
  2. Un ricordo particolarmente bello che conservo è stata l’opportunità di parlare direttamente con persone del campo quali registi, attori, etc, ma anche la volontà di fare gruppo e divertirsi tutti assieme dopo una giornata faticosa.
  3. Come aggettivo per descrivere quest’esperienza utilizzerei UMANA in quanto siamo stati trattati da tutti come parte integrante del festival.

Alba

  1. Ne è valsa la pena perché è stata un’esperienza piena, che mi ha permesso di vedere come funziona veramente quello che avviene dietro l’organizzazione di un evento in campo cinematografico e i meccanismi che si mettono in moto per farlo funzionare al meglio. Nonostante le difficoltà e gli imprevisti, un’opportunità importante per iniziare a orientarsi all’interno di un mondo lavorativo vasto. È stato un modo di vivere questo retroscena in maniera partecipativa, dinamica, divertente, cercando di mettere da parte la stanchezza presente. Di organizzare e sviluppare un lavoro di gruppo in modo serio e costruttivo e di trarne poi gratificazione, riuscendo assieme a ridere dei momenti più tesi e difficili. E soprattutto è valsa la pena il sentirsi parte e l’essere trattati come un mattoncino importante per la costruzione della rassegna.
  2. Il ricordo più bello è quello dell’ultima sera alla villa, dove abbiamo scaricato tutti assieme, stagisti e staff, la tensione di quei giorni, festeggiando la riuscita dell’evento, ridendo e ballando sotto la pioggia.
  3. Poliedrica, perché davvero formata da tante facce versatili, tante situazioni. Un’unica esperienza dove si ha un ruolo prestabilito ma al contempo, all’occorrenza, anche quello degli altri. Dove passi da una situazione apparente di stallo a una estremamente dinamica. Dove sei stanca da fermarti qualche istante e poi ti ritrovi a scherzare mentre in velocità svolgi il tuo compito.

Giada

  1. Si ne è valsa decisamente la pena, perché è stato un piacere dare un contributo alla macchina organizzativa delle Giornate degli Autori collaborando con uno staff disponibile. Poi vedere il festival con i miei occhi, vedere artisti validi e lavorare per loro e con loro… c’è stato molto spirito di squadra.
  2. Il ricordo più bello è la festa di fine festival, passando per qualsiasi momento di unione post lavoro che si creava, come bere Spritz a fine giornata al Caribe.
  3. Divertente, mi sono sentita parte di qualcosa molto grande e allo stesso tempo mi sono divertita tanto, chi lavorava con me era assolutamente professionale e si vedeva la voglia di far funzionare tutto, voglia che ci è stata trasmessa senza imposizioni e che noi stagisti abbiamo trasformato in voglia di fare qualcosa di bello come asciugare le sedie bagnate dalla pioggia per una festa che doveva esserci a momenti. Divertente perché quello che si crea lì in 10 giorni è indescrivibile ma non c’ è mai stato nulla di troppo pesante: la compagnia, gli amici e la voglia di fare hanno resto tutto il più leggero possibile.

Tatiana

  1. Certo, questa esperienza mi ha dato la possibilità di conoscere da vicino lo svolgimento e l’organizzazione di un festival entrando nel vero mondo del lavoro. Ho avuto l’opportunità di sperimentare in prima persona il “dietro le quinte”: come vengono prese le decisioni per organizzare le giornate e renderle piacevoli a ospiti e pubblico. Inoltre ho avuto modo di assistere delegazioni di film stranieri e italiani, di imparare come si svolge il lavoro nell’ufficio cinema, come viene preparata una “prima visione”, la possibilità di vedere il funzionamento di ogni ufficio e come insieme creano un meccanismo che permetta l’efficienza del festival.
  2. Non ho un ricordo in particolare da ricordare, tutta l’esperienza per me è indimenticabile (anche la stanchezza!). Lo stage e chi lavora all’interno delle giornate mi ha dato modo di vivere appieno il festival, con feste e serate in compagnia degli altri stagisti, hanno reso tutto più divertente.
  3. Un aggettivo per definire questa esperienza può essere FORMATIVA. Ogni persona dello staff ci ha subito resi parte del gruppo ed è sempre stato disponibile a insegnare e dare spiegazioni, anzi, ci incoraggiavano a porre domande in modo da risolvere i nostri dubbi. Potendo scegliere un altro aggettivo, sceglierei DIVERTENTE: tutta l’esperienza lo è stata: dall’organizzare un aperitivo post lavoro al ritrovarsi per prepararsi tutti insieme per partecipare alla festa dell’ultimo giorno (a mio parere la più divertente). Tutto questo è stato possibile anche grazie al rapporto che si è consolidato in quei giorni tra noi ragazzi e i componenti dello staff.

a cura di Francesco Bonerba

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