ASSOCIAZIONE FESTIVAL ITALIANI DI CINEMA

Intervista a Steve Della Casa | Busto Arsizio Film Festival

A colloquio con...

Steve Della Casa

direttore artistico del Busto Arsizio Film Festival

1. Il 18 marzo prende il via la XV edizione del festival, con una lunga chiacchierata con Carlo Verdone. Quali sono le principali novità di quest’anno e quali, più in generale, le peculiarità del BAFF?

È un festival molto radicato nel territorio, un festival di incontri che vedono coinvolti spettatori “comuni” più che addetti ai lavori. È un festival che abbiamo voluto curioso e il più possibile non legato a schemi critici precostituiti.

2. “Made in Italy Scuole” è una sezione del festival dedicata agli studenti che, oltre a organizzare proiezioni su misura per loro, prevede laboratori e seminari. Raccontaci questa interessante parte del BAFF.

Uno dei motivi di radicamento sul territorio del Baff è proprio l’azione che viene svolta tutto l’anno sulle scuole, con incontri e laboratori. Made in Italy Scuole è un po’ il momento d’eccellenza: tutti i film vengono introdotti e commentati da qualcuno (autore, attore, sceneggiatore...) con il quale gli studenti possono approfondire la macchina cinema dall’interno.

3. Nella tua lunga e densa carriera hai rivestito, tra l’altro, il ruolo di direttore del Torino Film Festival e del Roma Fiction Fest, approdando poi nel 2014 al Busto Arsizio Film Festival. Cosa ti hanno insegnato queste tre esperienze e cosa hai amato di ciascuna?

I primi due erano festival con un grande budget, con aspettative molto importanti. Ci sono stato a lungo in entrambi, sono stati un’esperienza importante. Busto è un piccolo e agile festival. Per i lettori di Kipling, Busto è la mangusta e gli altri l’elefante. A me piacevano entrambi.

4. Quali sono, secondo te, le caratteristiche indispensabili per rivestire oggi il ruolo di direttore artistico di un festival di cinema?

Deve essere conscio che è tutto cambiato. Oggi i film si vedono principalmente sul computer, anche quelli da festival: tu devi dare al pubblico qualcosa di più. E poi il direttore deve vivere il festival come una festa, non come un luogo nel quale sfogare frustrazioni e ansie di riconoscimento. È lui che deve servire al festival, non è il festival che deve servire a lui.

5. Cosa pensi che manchi al “sistema festival” italiano, anche in riferimento al panorama internazionale?

Ce ne sono sicuramente troppi, molti inutili. C’è ancora qualcuno che chiede “l’esclusiva”, come si usava cinquant’anni fa. Oggi l’esclusiva non ha senso, un link lo trovi sempre. Quello che conta è come lo confezioni, con quali ospiti, come utilizzi gli ospiti, come li fai interagire con il pubblico.

6. Stagisti: quanto sono importanti dal tuo punto di vista nell’organizzazione di un festival e cosa ne pensi dell’iniziativa #stageinrete portata avanti dall’Afic?

Gli stagisti sono una risorsa preziosa. Perché l’esperienza sia utile devono essere coinvolti nel lavoro vero, non mandati a fare fotocopie. Tutte le iniziative che tengono presente questo presupposto sono le benvenute.

7. Concludiamo con un quesito “marzulliano”: una domanda che nessuno ti ha mai fatto e a cui avresti sempre voluto rispondere.

Ti diverte di più fare un festival o coltivare il tuo orto a Gavi? Il mio orto, il mio orto.

intervista a cura di Francesco Bonerba


Steve Della Casa | Sono nato a Torino il 25 maggio 1953. Nel 1974 con altri ho fondato il Movie Club, nel 1982 sono stato tra i fondatori del Torino Film Festival. Sono autore e conduttore di “Hollywood Party” su Rai-Radio3. Ho pubblicato saggi e libri di cinema per Donzelli, Einaudi, Laterza, Castoro, e per molti altri editori. Ho vinto il nastro d’argento speciale per i miei documentari. Sono tifoso del Toro.

 

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